Il sindaco di Favara Domenico Russello, con una decisione che ha dell’incredibile e che ha assunto uno spessore nazionale, per eliminare i potenziali casi di contagio a Favara del virus A, ha istituito a decorrere dal prossimo 10 dicembre il divieto assoluto di rendere i saluti di cordoglio ai parenti dei defunti attraverso la stretta di mano e dello scambio di abbracci e baci tanto all’uscita del feretro da casa quanto al cimitero dopo alla fine della cerimonia religiosa. Nella stessa ordinanza Il sindaco di Favara Domenico Russello ha disposto anche per tutte le ditte di onoranze funebri presenti nel territorio favarese che si occupano delle incombenze relative ai funerali, l’obbligo di fornire un numero da due a quattro registri nel quale potranno essere apposte le firme dei visitatori, quale dimostrazione dei sentimenti di cordoglio alla famiglia del defunto. Le ditte devono farsi carico del rispetto di tale nuova modalità funeraria, pena la revoca dell’autorizzazione, in caso di ripetute violazioni. La reazione del sottoscritto alla notizia è stata quella di una grande risata. Al di la della liceità del provvedimento che è giusto se la pandemia è così incombente e pericolosa (anche se non si capisce, data la gravità della situazione, perché debbono trascorrere circa 15 giorni prima dell’entrata in vigore del provvedimento e perché è stato limitato ai soli funerali e non viene esteso alle celebrazioni in chiesa come battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, anniversari, trigesimi, etc.). Zorro della Favela, come riporterà su Favarablob-Favela Favara Report & News di dicembre, è convinto che si tratti di un cavallo di troia. La pandemia utilizzata a scusa per cercare di sradicare un’usanza popolare radicata e fortemente sentita, ma dai connotati di un rito tribale. Storicamente l’importanza dei funerali a Favara era ad appannaggio della ricca borghesia la quale nelle celebrazioni ostentava sfarzi e stravaganze pur di mostrare la magnificenza della loro stirpe, elevata a quella di Dei scesi in terra, alle altre famiglie di uguale rango mentre la popolazione costituita da poveri comuni mortali era costretta ad assistere impotente alle loro eccentricità. Da quando i comuni mortali da poveri sono diventati ricchi, elevandosi anch’essi al rango di Dei, l’importanza dei funerali come forma di onore e di rispetto della famiglia (principio che vale anche per i matrimoni) è diventato un obbligo. Lo sfarzo e la magnificenza sono ostentate al massimo. In questa ottica nel Cimitero di Favara, un caso raro nel panorama siciliano, sono presenti centinaia di cappelle gentilizie, luoghi di sepoltura privata delle famiglie, con tanto di epigrafe dedicata al nome della famiglia, come un blasone. Vere e proprie case, lussuose, barocche, frutto spesso della progettazione di illuminati architetti che vorrebbero eguagliare e superare i costruttori delle piramidi. Il funerale a Favara si svolge attraverso un codice d’onore vero e proprio che è entrato a far parte del DNA del cittadino comune. Le frasi comuni che si sentono dire come “iri a lassari u mortu”, “dari a manu o mortu”, fanno parte di questo comportamento con il quale per tributare rispetto al defunto e alla famiglia ci si immerge in un “tour de force” fatto di visita a casa che durano tre giorni, di attesa del feretro fuori casa nel giorno del funerale per accompagnarlo al cimitero, di attesa della fine del rito religioso al cimitero per poi formare la coda, a file rigorosamente separate tra uomini e donne, per il rito finale dei baci e abbracci dove quell’incrocio degli sguardi, tra il dolore e il compiacimento, sta a significare che anche io c’ero. La grandezza della famiglia si misura anche in queste cose. Non a caso, nei funerali, come nei matrimoni, si sente dire che “c’era un paisi sanu”. Zorro della Favela è pienamente convinto che a Favara, terra di frontiera, questa regola sarà la più disattesa. Chi dovrà farla rispettare? Le zelanti forze dell’ordine locali, i vigili urbani, tutti imbucati nelle stanze degli uffici e dai quali certamente non usciranno perché a rischio di pandemia? I titolari delle imprese di pompe funebri elevati a sceriffi dal Sindaco? I cittadini che così non potranno più tributare il loro rispetto alla famiglia senza baci e abbracci?